Gambling e smartphone, pro e contro di un legame milionario

30 Novembre, 2016, 13:22 | Autore: Cleonico Iarussi
  • Gambling e smartphone, pro e contro di un legame milionario

Il settore del gaming è uno dei più floridi all’interno dell’economia italiana. A “giustificare” questa asserzione sono i numeri relativi al volume della raccolta per l’anno 2015. I Giochi sono riusciti a produrre 88,2 miliardi di euro, riuscendo ad ottenere una spesa globale dei giocatori di 17,1 miliardi. Numeri altamente confortanti, con un plus di 214 milioni di euro rispetto al 2014. 

Questi dati sottolineano uno sviluppo di settore che si accompagna in maniera sempre più puntuale all’andamento del mercato tecnologico. Anche in questo l’Italia è tra le nazioni capofila per la penetrazione del possesso e dell’utilizzo di smartphone. La vicinanza dei due settori non è certo relativa, come evidenzia uno studio pubblicato su Vianello Libri. I giocatori online in Italia hanno superato la soglia di 1,5 milioni, e non esiste altro segmento dell’entertainment a registrare un’impennata dell’8%, come è stato riscontrato per il gioco da desktop e mobile. A causare tale successo è la combinazione di due fattori, ossia i siti in versione “freemium”, che “incastrano” gli utenti all’interno di un meccanismo accattivante, e le molteplici possibilità di vittoria, che riducono quindi il margine di rischio. Il boom di iscrizioni ha anche provocato una crescita del 13% della spesa: gli italiani hanno infatti sborsato 821 milioni di euro, il 40% dei quali è stato “depositato” nelle casse dei casinò.

Con l’avvento degli smartphone, poi, le barriere spazio-temporali sono state progressivamente abbattute, allargando i confini alla rete internazionale, e di conseguenza allungando all’infinito anche i tavoli da gioco. Le formule di pagamento online consentono poi di veicolare flussi di denaro in maniera sicura e totalmente anonima, e per di più cancella con un sol colpo il freno inibitorio della vergogna. Nascosto dietro gli schermi dei suoi dispositivi, infatti, il giocatore perde la paura di essere visto o giudicato. 

Smartphone e gioco online sono legati a doppio filo anche dai social, visto che cresce la percentuale di italiani che accede ad internet soltanto per essere attivo su facebook, twitter e affini, ed è per questo che i social diventano di conseguenza un’arma importante a disposizione per coinvolgere gli utenti sui giochi in rete, per veicolare nozioni, consigli e anche opinioni. Ma se da una parte l’indotto generale e la crescita del settore producono vantaggi di tipo economico, dall’altra preoccupa - e non poco - il crescente rapporto tra i giocatori, l’online e la ludopatia

La statistica che lega gli italiani che raggiungono abitualmente casinò online e altri siti di gambling alle malattie del gioco è sempre più alto. Attualmente sono 800mila gli italiani ludopatici, e quasi il 15% dei giocatori totali sono a rischio. I conti sono presto fatti e fanno suonare più di un campanello d’allarme: agli 800.000 malati di gioco presto potrebbe aggiungersi un altro 30%, ossia altri 234mila utenti, per un totale di oltre un milione di giocatori online. Numeri da non sottovalutare provocati in buona parte da smartphone e tablet. I dispositivi portatili provocano un’altra problematica “pesante”: la possibilità di giocare in qualsiasi luogo concede la possibilità di provare il brivido della vittoria anche a tanti adolescenti. Diventa quindi scontato estendere l’allarme sociale legato alla ludopatia anche alla fascia di ragazzi tra i 14 e i 17 anni. 

A questo fenomeno, però, non esiste una “cura” o una soluzione effettiva, se non una regolamentazione ancora più rigida che però rischierebbe di bloccare il settore. Molto sta quindi all’individuo-giocatore e alla stessa società, che dovrebbe promuovere iniziative importanti per frenare il fenomeno. A prescindere dalle note stonate legate a questo binomio, desktop e dispositivi mobili restano un ottimo strumento per la diffusione del gioco online, e producono un sostanziale beneficio per un settore che funge da traino per l’intera economia italiana