Sì al salvataggio delle banche venete "5,2 miliardi garantiti dallo Stato"

26 Giugno, 2017, 17:32 | Autore: Ubaldo Insinga
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Mentre il Governo era riunito a Palazzo Chigi, è stata diffusa la notizia che il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha dato il via libera all'acquisizione delle good bank delle banche venete. Messina ha ricordato che si tratta di "due istituti ormai in condizione di dissesto conclamato il cui costo per Intesa Sp, unito a quello sopportato per la crisi delle 4 banche locali dell'autunno 2015, è stato pari a oltre 1,5 miliardi euro".

Il ministro ha anche assicurato che "il ristoro per gli obbligazionisti subordinati retail della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, che saranno azzerati dalla procedura di liquidazione coatta amministrativa, sarà del 100%". "Confido ora in un sostegno ampio da parte del Parlamento", ha detto il premier Paolo Gentiloni, in conferenza stampa al termine del cdm.

Piazza Affari inizia la settimana in rialzo, aiutata dallo slancio di Intesa Sanpaolo e del comparto bancario in generale dopo la soluzione chiusa nel week end dal governo per le due banche venete in liquidazione.

A perdere il loro investimento sono ovviamente gli azionisti, per Veneto Banca sono 88mila e quelli di Popolare Vicenza 111mila, anche coloro che sono stati "indotti" ad acquistare azioni delle due banche magari in connessione con la sottoscrizione di un mutuo o di un prestito. Facili battute a parte, il comunicato è firmato dai tre commissari liquidatori, nominati ieri dalla Banca d'Italia, ovvero Claudio Ferrario, Giustino Di Cecco e Fabrizio Viola. Un veicolo supportato dalla due banche, dai quasi 800 milioni di bond subordinati emessi e, se servisse, anche dallo Stato. È chiaro che dalla buona salute e dall'efficienza del nostro sistema bancario, in particolare in un Paese come il nostro dove il sistema bancario è così importante per gli investimenti, dipende anche la possibilità di incoraggiare e non ostacolare la ripresa economica in atto. Queste comprendono la vendita di alcune attività che saranno integrate ad Intesa Sanpaolo. Tale importo sarà accantonato in un apposito fondo, tenuto conto degli effetti fiscali correlati all'utilizzo, e risulterà quindi neutrale per l'utile netto dell'esercizio; garanzie pubbliche, per un importo corrispondente a 1,5 miliardi di euro dopo le imposte, volto alla sterilizzazione di rischi, obblighi e impegni che coinvolgessero Intesa Sanpaolo per fatti antecedenti la cessione o relativi a cespiti e rapporti non compresi nelle attività e passività trasferite. I 400 milioni andranno a finanziare garanzie potenziali su rischi futuri fino a 12 miliardi, così suddivisi: per la copertura del rischio di una retrocessione di crediti che non risultino in bonis al termine della due diligence, per un ammontare massimo 6 miliardi e 300 milioni; fino a 4 miliardi per crediti attualmente in bonis ma ad alto rischio. Il premier poi si scaglia contro i responsabili dei dissesti bancari: "Chi ha provocato negli ultimi 10-15 anni le difficoltà enormi delle due banche naturalmente deve pagare".

Il governo con il decreto "mobilizza risorse fino a 17 miliardi".