Immigrazione. Delrio ridicolizza il regolamento Minniti e scopre il bluff del governo

11 Agosto, 2017, 20:31 | Autore: Menodora Allio
  • Migranti il ministro Minniti avverte le Ong ribelli

Sul rapporto col mondo delle Ong, che poi significa anche relazione col cosiddetto volontariato cattolico, e sui modi coi quali lo Stato italiano intende muoversi per applicare le sue leggi, vi é un retroterra culturale e politico difficilmente conciliabile.

Un comunicato che spazza definitivamente via tutte le nubi sul lavoro fatto dal ministro dell'Interno Minniti in queste ultime settimane.

L'accaduto poi ha subito suscitato le feroci critiche dell'opposizione, che ha parlato di una sorta di "servizio taxi aggiuntivo" a quello delle Ong, con Maurizio Gasparri che si era spinto fino a esortare la Guardia costiera a ribellarsi agli ordini ricevuti. Non altrettanto si può dire invece per l'uscita a sorpresa del Colle in difesa di Minniti del giorno precedente e che, al contrario, rivela una tensione tutt'altro che fittizia.

Secondo Delrio il problema principale è nel trasbordo, che sarebbe necessario anche da navi di Ong che non hanno sottoscritto il documento "se viene individuato un pericolo di vita, o se una nave è troppo piccola e rischia di ribaltarsi". Il suo dissenso riflette quello del Vaticano, che del resto non manca attraverso Migrantes, di segnalare le critiche acuminate al Codice di condotta per le Ong voluto da Minniti. Salamè plaude alla missione navale italiana di supporto alla Guardia costiera libica, così come dall'Ue il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani definisce il codice delle ong "indispensabile". Con lui c'è tutta la componente cattolica del Pd, ma anche l'ala più a sinistra, che dall'inizio del governo Gentiloni critica la linea dura del nuovo responsabile degli interni. Fra le regole imposte dal ministro ci sono la limitazione dei trasbordi, ossia del trasferimento su altre navi dei migranti, la possibilità di far accedere su richiesta ufficiali di polizia giudiziaria sulle navi, il divieto di accesso nelle acque libiche. Ed è stato questo l'errore di Renzi, di ritenere la sua mediazione un percorso obbligato evitando di solidarizzare fin da subito col ministro più esposto, di illudersi di sfuggire alle decisioni serie, necessarie, immediate e, specialmente, politiche come quella della gestione dell'immigrazione nella sicurezza.

Il ministro dell'Interno farebbe un errore se si lasciasse trattenere dalle voci, raccolte da vari giornali, di un segretario del suo partito, Matteo Renzi, sospettoso o addirittura geloso della popolarità crescente del titolare del Viminale, e anche per questo incline a dare una mano a Delrio. Rendendo impossibile, in futuro, qualsiasi politica che coniughi insieme rigore e tutela dei diritti umani. Così, dopo la nota ufficiosa di ieri sera, il premier si espone in prima persona al Tg1 per provare a chiudere la polemica che ha fatto ballare il governo. E' sempre la Guardia Costiera che dà indicazioni sui soccorsi, che coordina le operazioni.