Birmania, Aung San Suu Kyi: violenze sui musulmani Rohingya sono fake news

07 Settembre, 2017, 01:58 | Autore: Menodora Allio
  • Almeno 75mila rohingya stanno fuggendo dalla Birmania

Le Nazioni Unite hanno annunciato che negli ultimi 10 giorni 87mila rifugiati Rohingya sono fuggiti in Bangladesh per sottrarsi alle violente repressioni da parte dell'esercito birmano.

In Birmania le forze di sicurezza si stanno scontrando con i musulmani rohingya. Ma Human Rights Watch ha diffuso foto satellitari, che mostrano interi villaggi bruciati, e denunce di abusi e rastrellamenti.

Secondo l'Onu, circa 20mila rifugiati sono ammassati sul confine tra Bangladesh e Myanmar, dove si trova lo stato di Rakhine, in attesa di entrare.

Gli agenti di Myanmar hanno accusato i militanti di Rohingya di aver dato fuoco alle case, aver ucciso dei civili ma gli osservatori dei diritti umani e i Rohingya che fuggono nel Bangladesg, affermano che gli incendi dolosi e le uccisioni da parte dell'esercito, aveva come obbiettivo quello di cacciarli. Il governo americano ha in realtà finora mantenuto un atteggiamento molto cauto sulla crisi, ma la stampa "mainstream" occidentale ha fatto ricorso a toni piuttosto aggressivi verso il premio Nobel, indicando quindi un possibile cambiamento di rotta nei suoi confronti. Il britannico Guardian ha parlato a sua volta di "negazione di prove ben documentate" sui massacri dei Rohingya e "impedimenti agli aiuti umanitari" da parte di quest'ultima.

La situazione sul campo nello stato di Rakhine è per certi versi altrettanto complessa degli scenari strategici che si intrecciano alla vicenda. E' un crimine contro l'umanità, contro la minoranza dei musulmani che vive in Myanmar.

Malgrado ciò o forse proprio per questo, alcune notizie che circolano contribuiscono ad alimentare più di un dubbio su alcuni aspetti della crisi. Tuttavia, non è da escludere del tutto che dietro a queste formazioni ci possano essere quanto meno forze interessate a mettere in atto un'agenda di più ampio respiro. Ad esempio, nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya sottoposta a violenze e vessazioni in territorio birmano, da lungo tempo l'Indonesia offre soccorso, sostegno ed aiuto anche nel senso dello sviluppo dello Stato Rakhine, oltre che per proteggere i diritti dei Rohingya, sebbene questi siano praticamente incastonati in una popolazione -la birmana- a netta maggioranza buddhista. Il suo leader, Ataullah abu Ammar Junjuni, sembra corrispondere al ritratto del jihadista, essendo nato in Pakistan da una comunità Rohingya ed educato in Arabia Saudita, dove ha operato come "imam wahhabita" prima di giungere nella ex Birmania.