Ape: in pensione ma con il prestito bancario

10 Settembre, 2017, 11:50 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Pensioni novità oggi su Ape Volontaria

Innanzitutto, l'Ape volontaria è un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto.

Paolo Gentiloni presidente del consiglio ha firmato il Dpcm sull'Ape volontaria.

E sono proprio le regole previste dalle banche il maggior nodo: dopo la firma del decreto attuativo, per il quale si attende a breve la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mancano ancora le convenzioni con Abi e Ania.

Sul fronte pensioni "la nostra battaglia non è finita per correggere le orribili storture della riforma Fornero, sospendere l'innalzamento del requisito pensionistico in base all'aspettativa di vita e modificare, dunque, nel segno dell'equità e della solidarietà tra le generazioni il sistema previdenziale".

Il decreto riguarda l'Anticipo pensionistico (Ape) volontario, che - a differenza della versione "social", interamente a carico dello Stato - impone a chi vuole usufruirne di contrarre un prestito bancario assicurato della durata di 20 anni.

Ad esempio, questo può chiedere sia l'APE che la RITA, decidendo ad esempio di farsi anticipare il 50% del valore netto della pensione dalle banche, mentre la parte restante verrebbe sottratta dalla pensione complementare a cui ha diritto.

Per poter usufruire dell'anticipo bisognerà necessariamente aver maturato una pensione non inferiore a 1,4 volte il minimo Inps.

Alla somma chiesta in prestito a una banca o un'assicurazione convenzionata andranno aggiunti i tassi di interesse, il costo della polizza assicurativa obbligatoria (se un pensionato dovesse morire prima di aver restituito interamente il debito, le rate mancati saranno pagate dalla compagnia assicurativa) e la commissione per l'accesso al fondo di garanzia (pari all'1,6 per cento dell'importo finanziato).

L'Ape volontaria è, più che una forma di pensione anticipata vera e propria, un prestito erogato dalle banche per l'uscita anticipata dal lavoro. In questo modo le donne che potrebbero accedere all'Ape social quest'anno passerebbero da 11 mila a 15 mila. Ma anche un rimborso, che però adesso è oggetto di appello alla Corte. Dopo 20 anni dal pensionamento, conclusa la restituzione, la pensione tornerà a normale livello.

Il tavolo al ministero si aggiornerà al 13 settembre ma per il momento "siamo ancora in un quadro di incertezza, abbiamo chiesto di esplicitare le risorse" da destinare al capitolo pensioni "ma non ci sono state dare risposte", dice la leader della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui l'intervento sulle donne non basta: "amplierebbe la platea solo di 4 mila unità" se l'obiettivo è passare dal 29% al 40% sul totale di domande per l' Ape social. La legge prevede che nel 2019 l'età pensionabile venga adeguata alla speranza di vita e il requisito anagrafico per il trattamento di vecchiaia dovrebbe salire a 67 anni. Con quattro mesi di ritardo si può ipotizzare che siano già 160mila i lavoratori alla finestra in attesa di indicazioni utili per valutare l'opportunità dell'operazione.