Il fidanzato di Noemi: "L'ho uccisa perché voleva assassinare i miei"

16 Settembre, 2017, 01:52 | Autore: Menodora Allio
  • In preda al dolore. È stato necessario l'intervento dei carabinieri. L'assalto delle Tv per i particolari più intimi di questa storia

Era da un anno che si frequentavano, nonostante l'opposizione dei genitori della famiglia di Noemi. "Aveva problemi mentali", dicono del "fidanzatino", che guidava la Fiat 500 di famiglia pur non avendo la patente, era già stato sottoposto a tre Tso (trattamenti sanitari obbligatori) per l'utilizzo di droghe leggere ed era noto alle forze dell'ordine per precedenti guai con la legge.

Dalla Tac eseguita nella camera mortuaria dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, non emergerebbero infatti segni di fratture scheletriche, tantomeno al cranio. Invece di provare parole di rimorso, più che dovute, il padre del ragazzo continua ad inveire contro la vittima: "Cresciuta in strada".

A chiarire cosa accaduto sarà l'autpsia che verrà effettuata nella mattinata di lunedì. Stando all'ultima versione fornita dal giovane, l'omicidio sarebbe scaturito dal fatto che Noemi voleva a sua volta assassinare i suoi genitori. Il padre della vittima si è recato a casa dei genitori del giovane e ha accusato il padre del fidanzato dell'omicidio della figlia. La sua intenzione, stando a quanto dichiarato dallo stesso, era quella di perdonare il ragazzo per quello che ha commesso, ma solo in seguito l'intervento dei carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. C'è però da dire che di fronte alle telecamere di Chi L'Ha Visto?

Il giorno dopo il ritrovamento del suo corpo senza vita, l'ultimo post su Facebook di Noemi Durini, trovata senza vita nella campagna leccese, risuona come un doloroso grido di aiuto: "Non è amore se ti fa male".

Se qualcuno pensava che il peggio fosse finito, dovrà ricredersi velocemente.

Infatti ha ricevuto un avviso di garanzia per sequestro di persona e occultamento di cadavere.

L'atto è stato notificato all'indagato in occasione della perquisizione nell'abitazione di famiglia a Montesardo, frazione di Alessano.

L'iscrizione del nome del 17enne nel registro degli indagati per omicidio volontario è stata disposta dopo l'analisi delle dichiarazioni rese dal minorenne ai carabinieri dopo la scomparsa di Noemi e sulla base degli elementi finora raccolti dagli investigatori, coordinati dal pm del Tribunale per i minorenni Anna Carbonara. L'aveva detto alle amiche, l'aveva scritto sui social network, sua madre Imma l'aveva capito e aveva cercato in tutti i modi di tenere sua figlia lontana da quel fidanzato che lei considerava "un poco di buono".

Questo molto prima che scoppiasse il dramma.