Banca Etruria: liquidatore cita ex amministratori, devono oltre 400 milioni

11 Ottobre, 2017, 21:50 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Chiesti 400 milioni agli ex Cda di Banca Etruria, l'eventuale risarcimento agli azzerati

Tanto è stato chiesto dal liquidatore della banca, Giuseppe Santoni, agli ex consiglieri e sindaci davanti al tribunale civile di Roma.

I responsabili in solido del crac dell'istituto sono due ex presidenti, Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi, quattro ex vicepresidenti, Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini, Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, un ex direttore generale, Luca Bronchi, e altri 31 fra ex membri degli ultimi tre Cda, che si sono succeduti dal 2010 al 2015, e revisori dei conti. Tra gli obiettivi della causa civile c'e' la possibilita' di utilizzare il denaro proveniente dagli eventuali indennizzi per gli obbligazionisti subordinati.

Liquidatore che accusa gli ex vertici della banca che oggi si chiama banca Tirrenica e che si appresta a scomparire assorbita in Ubi Banca, di una cattiva gestione dei crediti e negligenza che hanno portato l'istituto aretino sul lastrico. Ai giudici spettera' pure il compito di valutare l'attivita' della societa' di revisione PriceWaterhouseCoopers. Era marzo 2016 quando Santoni inviò agli ex amministratori e sindaci una lettera di messa in mora nella quale veniva quantificato un danno decisamente più basso e pari a 300 milioni di euro, da pagare entro 30 giorni altrimenti avrebbe provveduto ad avviare azioni legali comprese revocatorie. Santoni spiega che a portare la banca al fallimento sono stati i comportamenti dolosi e colposi dei dirigenti. Somme consistenti da liquidare anche con immobili, auto e titoli.

I motivi addotti dal liquidatore per la richiesta di risarcimento sono tre: gli incarichi a manager interni e consulenze inutili dispendiose; i finanziamenti concessi senza necessarie garanzie e "in conflitto di interessi"; l'ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e l'aver ignorato le direttive di via Nazionale che raccomandava la fusione con un partner affidabile.