Eni, sequestrati misuratori in inchiesta per evasione accise, società chiede possibilità utilizzo

25 Novembre, 2017, 05:08 | Autore: Cleonico Iarussi
  • Eni, sequestrati misuratori in inchiesta per evasione accise, società chiede possibilità utilizzo

La sorpresa è arrivata quando è stata incrociata la provenienza dei carichi, sempre la stessa: depositi e raffinerie dell'Eni. Lo afferma Filippo Massaro, portavoce del Csail precisando che le denunce del Csail si riferiscono alle contestate violazioni del testo unico delle disposizioni legislative sulle imposte sulla produzione e sui consumi (sottrazione di prodotto al pagamento dell'imposta, alterazione di misuratori e sigilli) e del codice penale (uso di strumenti di misura alterati, predisposizione di falsi verbali e attestazioni, abuso d'ufficio) secondo le accuse mosse in queste ore a dirigenti-funzionari Eni.

La frode sarebbe stata realizzata con la manomissione degli strumenti di misurazione ("testate") e dei sigilli posti dall'Amministrazione finanziaria per renderli immodificabili; inoltre con la modifica delle variabili di volume, temperatura e densità dei carburanti e l'alterazione informatica delle "testate", anche "da remoto". Tale provvedimento si inserisce nelle già note attività di indagine che erano state avviate dalle Procure di Frosinone e di Prato nel 2010 e dalla Procura di Roma nel 2014, poi riuniti di fronte alla Procura di Roma.

Il sequestro, operato dai militari della Guardia di finanza, è annoverato nell'inchiesta della procura di Roma su un'ipotesi di evasione delle accise per dieci milioni di euro. Ciò avrebbe comportato, secondo gli inquirenti, "la commercializzazione di quantitativi di carburanti superiori a quelli realmente estratti dai depositi e risultanti dalla documentazione contabile, con la conseguente immissione in consumo di prodotti in evasione d'imposta". Sono 18 le persone indagate a vario titolo, direttori, responsabili operativi e dipendenti di depositi e raffinerie, nonché funzionari di uffici metrici.

I finanzieri del Comando provinciale di Roma, coordinati dalla procura capitolina, hanno eseguito il sequestro preventivo dei sistemi di misurazione di prodotti petroliferi installati in numerosi depositi e raffinerie Eni in 13 regioni.

Il giochetto scoperto questa volta ha orizzonti molto più vasti.