Ricercatore campano scopre come "spegnere i tumori"

05 Gennaio, 2018, 11:52 | Autore: Rufina Vignone
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"È un lavoro che va avanti da anni - racconta Iavarone - frutto di una serie complessa di tecniche, come l'analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello". Purtroppo la chirurgia, seguita da radioterapia e chemioterapia, non è ancora in grado di curare questo tipo di cancro, che uccide la maggior parte dei pazienti in meno di due anni.

Il glioblastoma "è un tumore che colpisce persone di tutte le età, bambini compresi, ma più frequente in chi ha da 45 a 70 anni - spiega Iavarone -". "Abbiamo identificato come funziona un'importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello - dice Iavarone - e grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie "di precisione" per bloccare lo sviluppo dei tumori".

-Redazione- Una fusione di due geni che scalda i motori del cancro, dandogli benzina per correre, moltiplicare le cellule maligne, diffondersi. La scoperta è stata pubblicata su Nature dal gruppo di ricerca della Columbia University e alla quale hanno contribuito nel dettaglio Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l'Università del Sannio, Michele Ceccarelli dell'Istituto Biogem di Ariano Irpino, oltre a, ovviamente, Antonio Iavarone. Ora è stato ricostruito il meccanismo che alimenta il 'motore dei tumori' e sappiamo che è legato al funzionamento dei mitocondri, le centraline che danno energia alle cellule.

Gli scienziati ritengono che l'aggiunta dei farmaci che interferiscono con la produzione di energia da parte dei mitocondri porterà benefici importanti per il trattamento personalizzato dei tumori sostenuti dalla fusione genica FGFR3-TACC3. In quel caso la coppia Iavarone-Lasorella aveva identificato una proteina che non esiste in natura e che nasce dalla fusione di due proteine chiamate FGFR3-TACC3. I ricercatori avevano notato che la proteina di fusione agiva come una sorta di 'droga' capace di scatenare il tumore, di alimentarlo e di legarlo a se', rendendolo completamente dipendente. Dopo l'attivazione, Pin4 raggiunge altri piccoli organelli cellulari, i perossisomi, che normalmente metabolizzano grassi e producono carburante per l'attività mitocondriale. Gli studiosi hanno scoperto che il fattore principale del sistema innescato dell'unione dei due geni, è la crescita della quantità e della funzione dei mitocondri. Il bersaglio sono i 'generatori di energia' delle cellule, i mitocondri. Si individua anche per la prima volta "il coinvolgimento dei perossisomi nell'evoluzione tumorale" e il lavoro "ci suggerisce come poter incidere sulle fonti energetiche cellulari per colpire il tumore. Infatti, in esperimenti su cellule tumorali in coltura ed in modelli animali di glioblastoma generati da FGFR3-TACC3, il trattamento con gli inibitori del metabolismo mitocondriale ha interrotto la produzione di energia e fermato la crescita tumorale".

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