Sacchetti bio: tutto ciò che c'è da sapere

06 Gennaio, 2018, 13:11 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Scoppia la guerra alle buste a pagamento tra fake news e trucchi anti-tassa

Intanto, mentre si discute sulle ragioni e sui torti di chi si lamenta, nella grande distribiuzione si fa presente che la "rivolta dal basso", attraverso l'etichettatura dei singoli prodotti (un'etichetta sulla singola mela o aranci a da portare alla cassa come protesta civile), rischia di essere controproducente perché un'etichetta vale un sacchetto, quindi si finsice per pagare di più. E tra una battuta ironica sui social e l'altra, migliaia di italiani si trovano faccia a faccia con una realtà che non tutti vogliono accettare. "L'aumento poteva anche essere molto più elevato, e c'è un dovere di trasparenza verso il consumatore".

Sulla base di queste premesse le normative italiane si sono adeguate estendendo per l'appunto restrizioni anche per le buste ultraleggere.

Secondo quest'ottica, si potrebbe correre ai ripari rispetto al costo dei sacchetti biodegradabili e virare su soluzioni già attive in molti altri Paesi europei. "Se non avessimo fatto la scelta di metterlo in chiaro, il costo sarebbe finito nel prezzo di vendita".

Nel mezzo della polemica sull'obbligo di utilizzo della borsa biodegradabile per contenere frutta e verdura, una soluzione possibile arriva dalla Confesercenti del Veneto: "Basta usare bustine di carta e acquistare nei negozi di vicinato e ai banchi in piazza, che a differenza dei supermercati, non avendo un reparto self service, non sono tenuti ad esporre (e vendere) sacchettini bio e guanti in plastica".

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'. E non è tutto: anche in farmacia alcuni consumatori hanno dichiarato di aver rinunciato ai sacchetti pur di non pagarli.

Intorno alla sua figura, nelle ultime ore, si è scatenato uno stillicidio di accuse e teorie che godono di vita propria, indipendente da ogni razionale e veritiera spiegazione dei fatti. Infatti, a decorrere da quest'anno, non solo gli ipermercati, ma anche i piccoli negozi di alimentari, i fruttivendoli e le farmacie, hanno l'obbligo giuridico di adattarsi alla norma, con la conseguenza che, se non adempiranno, saranno sanzionati con una ammenda che andrà dai 2.500 ai 25 mila euro.

"No al riutilizzo dei sacchetti bio quando si acquista frutta e verdura al supermercato, ma sì all'impiego di buste monouso nuove che il cittadino può portare da casa, risparmiando".

"Una nota che non fa altro che rimpallare la responsabilità al dicastero della Salute per valutare la conformità alle normative igienico-alimentari dei sacchetti monouso - scrive l'associazione - e che lascia presagire il divieto dell'uso dei sacchetti riutilizzabili per presunti problemi igienico sanitari, come emerso anche dall'intervista rilasciata dal segretario generale del Ministero della Salute Giuseppe Ruocco".

Si tratta di Catia Bastioli, amministratrice delegata del gruppo Novamont, produttore del Mater-Bi, materiale con cui circa 150 aziende italiane confezionano i sacchetti biodegradabili oggetto della norma.

Il dubbio ricade sulla fase di controllo sulle eventuali buste portate da casa: Ruocco parla di 'facoltà' del commerciante nel verificare l'idoneità del sacchetto utilizzato.