Sacchetti frutta e verdura a pagamento: pioggia di proteste tra i cremonesi

06 Gennaio, 2018, 20:18 | Autore: Rufina Vignone
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C'è, ovviamente, anche chi faceva molto meglio, a cominciare da britannici e spagnoli, un po' più attenti degli italiani, fino ad arrivare a esempi di assoluto rigore ecologico come gli irlandesi, abituati a portare a casa una trentina di buste appena in un anno. Quelli che vengono usati per contenere frutta e verdura. Se saranno costretti o meno a farlo in futuro non lo sappiamo. Ipotizzando che ogni spesa comporti l'utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro).

"Si afferma che adesso il consumatore pagherà, oltre al prezzo della busta, nella pesata della merce contenuta, anche il sacchetto di plastica".

Sì ai sacchetti della frutta da casa, purché siano "monouso" e "adatti agli alimenti". Si trattava, però, di un prezzo non percepito.

I sacchetti di frutta e verdura sono a pagamento.

Biodegradabili e a pagamento: i nuovi sacchetti al supermercato REGGIO EMILIA. Il Fatto Alimentare scrive che questa idea "è stata bocciata dalle catene dei supermercati per motivi igienici (poco plausibili), logistici (impossibilità di controllare i prodotti acquistati se i sacchetti non sono trasparenti), e di sicurezza (contenitori di materiale inadatto al contatto con gli alimenti)", ma spiega che "la circolare del Ministero dello sviluppo economico del 7 dicembre 2017 ammette la possibilità di usare borse riutilizzabili, anche se rimanda per il benestare definitivo a un parere del Ministero della salute che dovrebbe valutare gli aspetti igienici e quelli sanitari". In altre parole, più imballaggi in circolazione.

Qual è il costo effettivo dei sacchetti? Ebbene sì. Voi non immaginate quanto sia diabolica la nostra mente: "prepariamo complotti tutti i giorni, anche tra San Silvestro e Capodanno".

Non c'è un costo stabilito per ogni sacchetto. Tra queste, una di sicuro interesse è quella della 'retina' la borsa a rete ('net bag') di materiale plastico o corda. Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge. Così, i più 'scaltri' tra i consumatori hanno dispensato una marea di consigli online a chiunque volesse rimediare con soluzioni fai da te, evitando così l'antipatico costo del sacchetto bio.

Prima sembravano gratis, ma non lo erano. E c'è chi propone di aggirare la norma pesando ed etichettando i frutti uno per uno. La legge esiste ma non tutti i Paesi europei la applicano. Senza contare la deriva di polemica politica; c'è chi infatti vede dietro questa norma, un favore fatto ad aziende i cui vertici sarebbero legati a filo doppio al centrosinistra.

Intorno alla sua figura, nelle ultime ore, si è scatenato uno stillicidio di accuse e teorie che godono di vita propria, indipendente da ogni razionale e veritiera spiegazione dei fatti.

Meloni si riferisce al Mater-Bi, la materia prima prodotta da amido di mais e oli vegetalialla base dei nuovi sacchetti biodegradabili ultraleggeri introdotti per legge, fabbricati dalla Novamont, azienda chimica italiana guidata da Catia Bastioli, presidente di Terna dal 2014, nominata dal governo dell'allora premier Matteo Renzi e presente a una delle prime Leopolde organizzate dal segretario del Pd.

Davvero i due/tre centesimi a sacchetto biodegradabile per l'ortofrutta offendono così tanto una parte dell'opinione pubblica, che invece non si occupa dei ben più consistenti aumenti di luce gas pedaggi che scattano contemporaneamente?