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Un'altra grana in tribunale per Valentino Rossi, nei guai con due moldavi

10 Gennaio, 2018, 19:08 | Autore: Ave Pintor
  • Valentino Rossi nuovamente nei guai. Chiesto un risarcimento di 114 mila euro

Più che gli esami non finiscono mai, sono i problemi legali a non abbandonare Valentino Rossi.

La coppia ha lavorato per dieci anni presso la villa di strada dei Mandorli a Tavullia, fino a quando questa è stata di proprietà della Domus Mea, società che aveva come legale rappresentante il papà di Valentino, Graziano Rossi. A Natale 2016, però, la società è stata sciolta ed i custodi licenziati. Nello stesso anno i due coniugi vennero messi alla porta. Una vicenda risolta con un accordo, giunto nel febbraio del 2008, patteggiando il pagamento di 19 milioni di euro per il periodo 2000-2004 e di 16 milioni per il periodo 2005-2006.Dopo l'archiviazione del ricorso presentato dai vicini di casa del Ranch dove si allena, il famoso numero 46 dovrà fare i conti con la richiesta di risarcimento presentata dai moldavi Victor Untu e Jigan Zinaida per un ammontare complessivo di 114 mila euro.

Adesso i due ex custodi, così come riportato dal Resto del Carlino, hanno deciso di procedere con un'azione legale nei confronti del pilota Yamaha, chiedendo sei mesi di indennità risarcitoria e cinque anni di straordinari non percepiti.

"Ho chiesto al giudice di interrogare Valentino Rossi perché confermi di aver detto nel 2006, al signor Untu, di espletare tutto il lavoro necessario per il buon mantenimento e conservazione del complesso come se fosse casa sua. Vogliamo che il giudice condanni Valentino e Graziano al pagamento di quanto spetta ai miei clienti, licenziati in maniera traumatica il 24 e il 27 dicembre 2016".

Gli avvocati della famiglia Rossi, negano le accuse sostenendo che il loro assistito non abbia mai richiesto gli straordinari, viste le sue lunghe assenze per motivi lavorativi. Inoltre, i lavori di manutenzione sarebbero stati affidati ad altre ditte, come testimoniato da diverse fatture. L'udienza è fissata per il 12 gennaio davanti al giudice del lavoro di Pesaro.