Roma, caso scontrini: Ignazio Marino condannato a due anni in appello

11 Gennaio, 2018, 21:22 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Roma, caso scontrini: Ignazio Marino condannato a due anni in appello

L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato condannato nel processo d'appello per la vicenda degli scontrini a due anni di reclusione.

Dalle indagini svolte dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, i magistrati della terza Sezione della Corte d'Appello della Procura di Roma sono giunti alla conclusione e, quindi, alla condanna nei confronti di Ignazio Marino, reo di avere utilizzato, tra il 2013 e il 2015, la carta di credito del Campidoglio, in dotazione in quanto primo cittadino, in maniera "difforme della funzione di rappresentanza dell'ente". Marino, presente in aula, in primo grado era stato assolto da tutte le accuse. Per questo motivo al medico politico è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata dell'intera condanna di due anni per peculato e falso. L'emersione del caso scontrini aveva portato alla rottura finale dei già precari equilibri tra Marino, allora membro del Pd, e la sua maggioranza guidata proprio dai Dem.

Soprattutto ci si riferisce a cene pagate a spese del Comune per un totale di 13 mila euro a cui avevano partecipato amici e parenti. Marino è stato invece assolto dall'accusa di truffa per alcuni presunti pagamenti irregolari a un dipendente della sua Onlus Imagine.

Marino ha lasciato la corte d'Appello di Roma senza rilasciare dichiarazioni. Per il penalista "si ha l'impressione, leggendo l'atto di appello, che la procura consideri il sindaco della Capitale d'Italia, una sorta burocrate che lavora a tempo per cene".

I giudici d'appello hanno, comunque, confermato l'assoluzione per la contestazione di truffa in merito alla gestione della onlus 'Imagine' e alla rendicontazione di alcune consulenze. In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati.

E' stata ribaltata la sentenza di primo grado. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare.

"Sono amareggiato- conclude- anche se tranquillo con la mia coscienza perché so di non aver mai speso un euro pubblico per fini privati". "Con lo studio Musco continuero' la mia battaglia per la verita' e la giustizia in Cassazione".