Bankitalia: 1 italiano su 4 a rischio povertà

12 Marzo, 2018, 18:35 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Bankitalia: 1 italiano su 4 a rischio povertà

Le disuguaglianze nella ricchezza e nei redditi: la ricchezza media delle famiglie corrisponde a circa 206.000 euro, ma il valore medio è di gran lunga inferiore, 126.000, per via della grande asimmetria nella distribuzione.

Nel 2016 la quota di italiani residenti (quindi nati sia in Italia che all'estero) a rischio di poverta' e' salita al 23%: si tratta del massimo storico da quando la Banca d'Italia ha iniziato questo tipo di rilevazioni.

L'aumento delle diseguaglianze in Italia si nota anche nella quota di ricchezza detenuta dai Paperoni: nel 2016 il 5% dei più facoltosi deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Per queste famiglie, la quota di attività finanziarie sul patrimonio lordo oscilla attorno al 10%, avvicinandosi al 20% solo per il 5% più ricco. "Al netto della variazione dei prezzi è un valore sostanzialmente analogo a quello rilevato nelle indagini sul 2012 e sul 2014 ma ancora inferiore di circa il 15 per cento a quello registrato nel 2006, prima dell'avvio della crisi finanziaria globale", come si legge nello studio.

Il reddito annuo familiare è di 30.700 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, ma con una crescita consistente della disuguaglianza e delle persone con reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano, la soglia usata per individuare il rischio di povertà (che nel 2016 corrisponde a entrate per circa 830 euro mensili). Tra il 2006 e il 2016, si assottiglia invece la quota delle persone che vivono in nuclei familiari dove ci sono almeno due lavoratori (dal 50,7 al 45,5%). Alla fine del 2016, quasi il 70% delle famiglie italiane possedeva l'abitazione di residenza e circa un quarto di esse possedeva anche altri immobili; solo il 2% delle famiglie possedeva immobili che non comprendevano l'abitazione principale. Per contro, sono diminuiti, ancorché in misura contenuta, i redditi da lavoro autonomo, da proprietà e da pensioni e trasferimenti; in quest'ultimo caso, il calo è derivato dalla riduzione della quota di famiglie che li percepiscono, a fronte di una crescita dei loro valori medi.

Uno dei dati più allarmanti riguarda il sud. Inoltre "nel Mezzogiorno, il 13,3 per cento degli individui vive in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro rispetto al 6,1 nel Nord e 6,9 nel Centro", prosegue l'indagine. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012.

Il 5% più ricco detiene il 30% della ricchezza nazionale. La quota di proprietari e' pero' ancora diminuita tra le famiglie con capofamiglia fino a 45 anni (dal 59 al 52 per cento tra il 2006 e il 2016). L'11% delle famiglie indebitate è vulnerabili, deve pagare cioè una rata superiore al 30% del proprio reddito. La flessione e' stata piu' marcata per i patrimoni piu' elevati (a prezzi costanti, la mediana e il nono decile della ricchezza netta sono diminuiti rispettivamente del 9 e di oltre il 6 per cento; il secondo decile e' cresciuto di circa il 4 per cento).