Mafia, in manette il "re dell'eolico" Coinvolto in una truffa in Sardegna

13 Marzo, 2018, 09:37 | Autore: Menodora Allio
  • Mafia colpo al clan di Messina Denaro eolico

Le indagini sono state coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido e hanno consentito di individuare i capi dei due clan e di scoprire gregari ed estorsori delle cosche.

Vasta operazione stanotte, nella quale sono stati impegnati oltre 100 uomini, tra carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale dell'Arma e personale della DIA, finalizzata all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip presso il Tribunale di Palermo nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dalle modalità mafiose. L'attività d'indagine ha consentito di accertare che parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di Cosa nostra trapanese, al mantenimento proprio di Matteo Messina Denaro.

C'è anche l'imprenditore del settore eolico Vito Nicastri tra le 12 persone finite in manette a Trapani con l'accusa di aver favorito la latitanza del numero 1 di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname nonché in attività di ristorazione.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro. Quello di Nicastri non è un nome nuovo per i carabinieri e la Dia che hanno condotto l'inchiesta sui presunti favoreggiatori.

I Carabinieri, nel corso dell'operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, fittiziamente intestati a terzi ma ritenuti strumento per il business dell'organizzazione criminale. Totò Riina nelle conversazione stimolate dal suo compagno di passeggiata, Alberto Lorusso, nel carcere milanese di Opera, si rammaricava per il menefreghismo del padrino di Castelvetrano. Soldi consegnati nel 2014 dal capo mafia di Salemi Michele Gucciardi a Francesco Guttadauro, nipote del capo mafia di Castelvetrano, quei soldi fu detto espressamente arrivavano da Vito Nicastri che è stato arrestato assieme a suo fratello Roberto.