La Lega chiama il Pd: "non è una bestemmia parlare con loro"

14 Marzo, 2018, 17:36 | Autore: Menodora Allio
  • La Lega chiama il Pd:

"Le riforme a maggioranza non funzionano; ma siccome oggi nessuno ha la maggioranza, il quadro è perfetto per fare le riforme, perché nessuno le può imporre agli altri". Nell'inner circle dell'ex premier stanno infatti soffrendo il protagonismo del segretario del Carroccio e temono che abbia deciso di fare di testa sua, promuovendo l'avvio della legislatura in tandem con il Movimento 5 stelle, offrendo come contropartita il ritorno alle urne per l'anno prossimo, in concomitanza con le Europee. Messaggio esplicito rivolto a chi cerca possibili convergenze con il Pd. Lo ha citato chiaramente il presidente (uscente) dei deputati azzurri, Renato Brunetta.

Ma nella conferenza stampa di Strasburgo, Matteo Salvini ha fornito probabilmente un indizio su quello che sarà il partner del prossimo governo.

Pieno riconoscimento alla leadership di Matteo Salvini al quale Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno dato mandato a incontrare M5S e Pd per cercare una soluzione per le presidenze di Camera e Senato. Questi i punti fermi di Salvini. "Noi stiamo lavorando ad un programma di governo partendo da lavoro ed emergenza - ha commentato Salvini - e se su questo programma ci sarà una maggioranza mi prendo il dovere e l'onere di governare". Ma in questi giorni la parola d'ordine è 'responsabilità' ed è a questa che si appigliano le forze politiche declinandola ognuno a modo suo. Salvini ribadisce il suo "no ai pateracchi e ai minestroni, ma il programma è a disposizione di tutto il Parlamento".

A tal proposito, la cosiddetta realpolitik insegna che stemperare alcune posizioni e smussare alcune acutezze non significa tradire gli elettori, ma utilizzare il buon senso per portarli " a dama".

"Quindi ipotesi di governi che prevedano Renzi, Boschi, Gentiloni sono inimmaginabili". In pista tra i leghisti resterebbero i nomi di Giancarlo Giorgetti, di Roberto Maroni e forse pure quello di Luca Zaia. Il 'volto' responsabile e moderato del M5s risponde così anche all'appello della Cei che, dalle colonne del quotidiano Avvenire ha visto il direttore Marco Tarquinio lanciare a Salvini, Di Maio e Renzi un appello a dar vita a "un governo di tregua utile all'Italia". Gli azzurri a Palazzo Madama arriverebbero così a quota 60 senatori, superando di due unità i leghisti.

Da parte sua il leader della Lega fa sapere: "Io non ho avviato nessun accordo con i grillini".

"È stata una sconfitta netta e inequivocabile che riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità", ha fatto notare il vice-segretario, definendo poi i prossimi passaggi all'interno del partito: "La prossima assemblea nazionale dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso".