Chi ha paura dei dazi di Trump?

15 Marzo, 2018, 04:56 | Autore: Menodora Allio

Dopo acciaio e alluminio, toccherà alle auto europee e al digitale, a partire dagli smartphone cinesi?

Le azioni sono state sotto pressione mercoledì e il dollaro si è mantenuto vicino ai minimi di una settimana, a causa delle preoccupazioni degli investitori sulle conseguenze del piano per le prospettive di crescita economica e dei timori di una guerra commerciale. L'impressione è che Trump abbia subìto le forti pressioni della National Rifle Association (NRA), la principale lobby delle armi che si era opposta alla proposta iniziale e che ha moltissima influenza sul Congresso statunitense, in particolare sui deputati e senatori del Partito Repubblicano. Cosa potrebbe cambiare in questo caso?

"No alle imposizioni": è la netta presa di posizione della commissaria UE per il Commercio, Cecilia Malmstrom, alla dichiarata minaccia di applicare pesanti dazi alle importazioni di autoveicoli dall'Europa annunciata domenica scorsa dal presidente USA Donald Trump durante un comizio in Pennsylvania nel quale ha usato "parole di fuoco" verso due big player dell'industria automotive tedesca. A tale proposito, Larry Kudlow, ex collaboratore di Ronald Reagan e oggi consulente esterno della Casa Bianca, parla di una strategia del presidente americano, mutuata dal mondo del business, per ottenere concessioni.

"La decisione di Trump potrebbe avere effetti non soltanto sulle aziende siderurgiche, ma anche su quelle che ne utilizzano i metalli per le loro lavorazioni", spiega uno studio firmato da Keith Schoonmaker, responsabile delle analisi sul settore industriale di Morningstar.

Si infiamma la polemica fra Trump ed Unione Europea. Il messaggio di guerra è rivolto a Giappone e Corea del Sud e all'Europa, visto che quest'ultima a cominciare dalla Germania esporta in Usa oltre 5 milioni di tonnellate di acciaio e alluminio sui 36 milioni di import americano, e c'è anche mezzo milione di tonnellate d'acciaio a alluminio prodotti in Italia. Ci sono testimonianze di dazi su testi antichi di 2000 anni fa, anche se i vari trattati internazionali hanno favorito nel secolo scorso la libera circolazione e impedito l'imposizione unilaterale di sovrapprezzi al di sopra di certe soglie.