Tenta di bruciare vivi sei romeni, in manette boss della 'ndrangheta

20 Marzo, 2018, 19:43 | Autore: Menodora Allio
  • La Nuova Ecologia

I fatti risalgono al 27 febbraio quando la vittima e gli altri rumeni si sono accorti delle fiamme che divampavano all'interno dello stabile. Tutti sono riusciti a mettersi in salvo, scavalcando una finestra posteriore che dava su un cortiletto circondato da alti muri di cinta. I vigili del fuoco e le Volanti erano prontamente accorsi per domare l'incendio, appena era scattato l'allarme al servizio 113 della Questura. È questa l'accusa con cui oggi la Polizia di Stato ha arrestato un boss della 'ndrangheta nella città calabrese (Antonino Labate, 68 anni, elemento di vertice dell'omonima cosca del quartiere Gebbione).

Aver appiccato l'incendio in una casa di Reggio Calabria con l'obiettivo di uccidere sei rumeni, tra cui due bambini in tenerissima età.

Inchiesta Stige

Decisivi per far luce sull'episodio si e' rivelato l'esame dei filmati dei sistemi di video sorveglianza, visionati dagli investigatori della Polizia di Stato.

L'incendio avrebbe messo in serio rischio la vita dei sei - donne, bambini e un uomo - rivelandosi mortale per gli occupanti dell'immobile se gli stessi non avessero avuto la prontezza d'animo di scavalcare la finestra sul retro ma anche di attutire le fiamme con coperte, prima che arrivassero i soccorritori. L'accurata analisi delle immagini - immortalate dalle telecamere posizionate sulle strade vicine al luogo del fatto - avrebbe consentito agli specialisti della Mobile di accertare che, nello stesso pomeriggio, Labate, a bordo di una bicicletta elettrica, sarebbe andato a riempire un bidone di benzina in un distributore di carburanti della zona, dopodiché sarebbe andato a casa dei rumeni per appiccare il rogo. "Nerone" e' il nome che gli uomini della Squadra mobile reggina hanno dato all'operazione nel corso della quale, questa notte, e' stato arrestato l'autore del tentato omicidio plurimo. Futili i motivi del delitto legati all'abbandono di alcuni sacchetti di immondizia di fronte all'ingresso di un terreno del LABATE. La Direzione Distrettuale Antimafia contesta a Labate l'aggravante mafiosa perche' i fatti sono stati commessi per agevolare l'attivita' della cosca, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo ed omerta' che ne deriva. Il clan di Reggio Calabria vuole decidere chi può vivere o meno nelle loro zone, una manifestazione di arroganza che non spetta a loro, ma che è stata messa in pratica proprio nelle scorse ore con la violenza.