Brindisi - Duro colpo alla Sacra Corona Unita, 12 arresti

15 Mag, 2018, 21:47 | Autore: Menodora Allio
  • Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita/ Pizzini dal carcere per colpire pm antimafia

La complessa indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Lecce ed eseguita dalla squadra Mobile di Brindisi, in collaborazione con la polizia penitenziaria di Terni, ha portato all'arresto complessivo di dodici persone. La polizia di Brindisi ha arrestato 12 persone, ritenute fiancheggiatori, affilati ed esponenti di spicco appartenenti ad una frangia della SCU, operante a Brindisi, Tuturano e Mesagne, impegnati principalmente in attività illecite come estorsioni e spaccio di droga. In particolare le indagini sono state svolte, dalla polizia penitenziaria di Terni tra luglio e dicembre del 2017, indagini, grazie alle quali, è stato decapitato il comando di una cellula criminale che fa riferimento a famiglie storiche della Sacra Corona Unita del brindisino, Martena e Campana. Agli altri 3, già detenuti, è stato notificato il provvedimento coercitivo direttamente presso il luogo di detenzione. Gli arrestati sono: Raffaele Martena, 32 anni già detenuto, Antonio Campana, 39 anni, già detenuto, Juri Rosafio, 41 anni, Igno Campana, 63 anni, Ronzino De Nitto, 43 anni, Fabio Arigliano, 47 anni, Mario epifani, 37 anni, Andrea Martena, 32 anni, Andrea Polito, 29 anni, Vincenzo Polito, 33 anni, Enzo Sicilia, 33 anni, Nicola Magli, 37 anni, già detenuto.

Un organigramma preciso di tipo verticistico con ruoli individuati di due boss in carcere. Per tutti è stata contestata anche l'aggravante di appartenere ad un'associazione armata.

Le perquisizioni si sono rese necessarie perché uno dei promotori dell´organizzazione criminale aveva manifestato l´intenzione di evadere dal carcere, e anche perché aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del magistrato che, in passato, lo aveva indagato e fatto condannare all'ergastolo.

L'introduzione di questo filo diamantato, sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare del detenuto, autorizzato all'ingresso per un colloquio in carcere. Al passaggio presso il metal detector, il complice avrebbe dapprima tolto la cintura per superare il controllo, per poi indossarla nuovamente e sfilare da questa il filo, da consegnare al recluso durante il colloquio. Avrebbe impartito ordini, richiesto il sostentamento dei detenuti a chi si trovava all'esterno.

Tali circostanze hanno scatenato un'ampia attività di controllo sia sui destinatari del provvedimento già detenuti sia su altri reclusi che hanno avuto contatti con i capi e i promotori dell'associazione mafiosa.