Obbligo di accettare pagamenti con carta, dal CdS parere contrario

08 Giugno, 2018, 13:43 | Autore: Nazario Acquaviva
  • Pos, stop alle sanzioni per chi non accetta i pagamenti con carte

Nulla di fatto. Non ci saranno sanzioni per esercenti, professionisti e negozianti che non accettano i pagamenti elettronici, ossia con bancomat o carta di credito.

Il MISE, con nota numero 7137 del 28 marzo 2018, ha chiesto il parere al Consiglio di Stato sullo schema di decreto del MiSE, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, concernente il regolamento recante la definizione delle modalità, dei termini e degli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie anche in relazione ai soggetti interessati, ai sensi dell'art.15, comma 5, del decreto-legge 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 221/2012, come modificato per effetto dell'art.1, comma 900, della legge 208/2015.

A differenza del pagamento in contanti infatti quello elettronico è sempre tracciabile: ma la questione non è così semplice. Una soluzione troppo creativa per i giudici amministrativi che, quindi, hanno deciso di bocciare il testo.Rimandando la palla, a questo punto, nel campo del nuovo Esecutivo, che dovrà decidere se e come intervenire.

L'obbligo esiste ed è stato introdotto con il decreto Crescita del 2012 e successivamente integrato dalla Legge di Stabilità 2016; tuttavia, ad oggi, non sono previste sanzioni in caso di rifiuto di pagamenti con carta o bancomat ed è questo uno dei motivi per i quali molti commercianti, così molti professionisti tra cui avvocati o commercialisti, non si sono ancora dotati di POS o preferiscono tenerlo ben custodito nel proprio cassetto. Siamo più avanti di Regno Unito (2,1 milioni), Spagna (1,5 milioni), Francia (1,5 milioni), Germania (1,1 milioni).Il problema è che, dalle nostre parti, le operazioni per terminale sono appena 1.373 ogni anno:a Londra sfiorano le 7mila, a Parigi sono più di 6mila, a Berlino oltre 3mila.

Strana vicenda quella del POS, obbligatorio ma senza sanzioni e che, in sintesi, è diventato niente più che una facoltà. Questo argomenta che "l'assenza di un'esplicita previsione legislativa di taluni parametri necessari per la individuazione degli elementi essenziali ai fini della individuazione della sanzione da irrogare (natura giuridica, entità, competenza alla sua irrogazione, ecc.) ha indotto il Ministero dello sviluppo economico a prospettare come unico riferimento normativo "assimilabile" al rifiuto di accettazione di pagamenti con carte di debito e carte di credito la condotta considerata dall'articolo 693 c.p. e conseguente applicazione, in via estensiva, della sanzione ivi prevista".

"L'obiettivo di una efficace lotta al riciclaggio, all'evasione e all'elusione fiscale - da incentivare attraverso la completa perimetrazione del quadro giuridico di riferimento, anche mediante la sua omogeneizzazione - deve, però, necessariamente essere conseguito con l'adozione di provvedimenti rispettosi, sotto l'aspetto formale e sostanziale, dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico". E il richiamo all'articolo 693 è "non condivisibile sul versante strettamente giuridico".

Pertanto, dal momento che in base all'articolo 23 della Costituzione "nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge", il decreto torna ora al Ministero dello Sviluppo.

I giudici amministrativi hanno però pensato ad una soluzione: la sanzione va "ricercata all'interno dell'ordinamento giuridico che disciplina le attività commerciali e professionali".

Un taglio "creativo", secondo il Consiglio di Stato, che non trova riferimenti nella norma madre e che ha contribuito dunque alla bocciatura finale.