Lo schiaffo di Trump: lascerà il G7 in anticipo

09 Giugno, 2018, 12:54 | Autore: Menodora Allio

Francia, Germania e Gran Bretagna hanno ricordato che la Russia era stata esclusa dal G8 per una ragione precisa, cioè l'invasione della Crimea, e pur auspicando tutti il dialogo, al momento sul campo non è successo nulla che giustifichi la sua riammissione nella comunità internazionale.

Secondo Trump, la Russia dovrebbe partecipare anche al summit del G7, che ora si sta svolgendo in Canada. Dal Cremlino interviene Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin: non ci interessa, "la Russia si sta concentrando su altre formule".

Ultimo giorno del G7 a Charlevoix, in Canada. "È nell'interesse di tutti", ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio.

Conte ha parlato anche della questione dazi, sottolineando che ci sono molte "conflittualità". "Io sono l'incubo peggiore della Russia ma, detto questo, la Russia dovrebbe essere presente in questo incontro", ha aggiunto Trump. "E rispondendo ad una domanda sul sostegno del premier italiano alla proposta di Trump, Tusk si è detto convinto che i paesi europei del G7 avranno la stessa posizione, magari non nei dettagli, ma sulla linea generale".

Le critiche sono venute da entrambi gli schieramenti politici. Conte ha poi ribadito che, sulla disciplina del regolamento di Dublino sui migranti, c'è "totale insoddisfazione dell'Italia per le proposte attualmente discusse, l'Italia non può essere lasciata sola nella gestione dei flussi migratori". "Perché stiamo per tenere un meeting senza la Russia?" Un pensiero anchilosato nella logica radicata della guerra fredda continua a leggere il mondo con la lente bipolare, imponendo all'Italia un'ortodossia di campo che oggi non ha più fondamento, se mai l'ha avuto, e che ne congela tutte le potenzialità geopolitiche in un allineamento passivo a un'America che non esiste più, e a un'Alleanza atlantica che la stesso presidente americano ha definito "obsolete". Poi ci trattano in modo iniquo. Quindi il capo della Casa Bianca aveva messo ufficialmente fine alla "bromance" col collega dell'Eliseo, rimproverando a lui i 151 miliardi di surplus commerciale della Ue, e al padrone di casa Trudeau le tariffe del 270% imposte sull'importazione del latte Usa.

L'asse di Conte con Trump sull'apertura nei confronti di Mosca ha dunque un senso e una logica, purché non sia puramente al rimorchio delle capricciose priorità americane, tra queste un interesse evidente a sgretolare il traballante edificio europeo, un interesse condiviso peraltro dalla leadership russa. Il presidente francese, nei suoi numerosi bilaterali, ha sollecitato una posizione comune almeno sui dazi. Il problema è che non si intravede un'alternativa altrettanto rassicurante.