Pensioni a quota cento: quanto si prenderebbe a seconda dell'età

12 Giugno, 2018, 15:00 | Autore: Nazario Acquaviva

I coefficienti sono quei parametri che, applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa determinano l'importo annuo della pensione maturata.

Il perno di questa riforma strutturale dovrebbe essere la flessibilità in uscita, che si può conseguire attivando più strumenti, in particolare dando al lavoratore la possibilità di poter scegliere quando andare in pensione, partendo dai 62 anni, considerando che ormai la quota contributiva è diventata prevalente nella posizione previdenziale e quindi il rendimento pensionistico è commisurato alla permanenza in attività. Lo ha spiegato Qui Finanza, precisando che la penalizzazione "sarebbe limitata dal fatto che la norma modificherebbe solo la valorizzazione dei versamenti effettuati successivamente al 1996 e fino al 2012, da parte di lavoratori con più di 18 anni di contratto prima della riforma Dini". Come non si faccia sapere troppo in giro che non è per nulla vero che tutti i tipi di reddito e guadagno sono in Italia egualmente strizzati dalla tasse.

Con tale provvedimento, infatti, il ministero del Lavoro ha rideterminato, a partire dal 1° gennaio 2019, i divisori e i coefficienti di trasformazione di cui alla Tabella A dell'Allegato 2 della legge 247/2007 e alla Tabella A della legge n. 335/1995. Prova a fare una previsione realistica il Corriere Economia ipotizzando, in definitiva - attraverso le simulazioni esclusive di Progetica (società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale) - che tutto si possa risolvere in meno anni di lavoro e con una corresponsione di assegni più stringati. Lega e M5S sono al lavoro per riformare il sistema pensionistico, ma c'è sempre il problema di trovare le risorse.

La riforma del sistema pensionistico è tra le prime 'mosse' in agenda del governo Lega-M5s appena formatosi. Le numerose discrepanze tra quanto riportato nell'estratto conto assicurativo dell'Inps e quanto risulta dai certificati di servizio rilasciati dalle varie istituzioni scolastiche. E tra questi ci sono 785 mila persone che prendono la pensione da 37 anni.

Cosa sappiamo sulla quota 100 per quanto concerne la Riforma Pensioni 2018 proposta dal Governo Conte?

La quota 100 unita alla revoca dell'Ape sociale rischia di colpire negativamente le categorie più deboli. L'Ape sociale, che attualmente offre una scialuppa di salvataggio alle categorie socialmente più deboli, andrebbe però in soffitta. Meno anni di lavoro? La contropartita sarà come si diceva un taglio della pensione: da 1.469 euro per gli uomini e 1.419 per le donne a 1.349 nel caso di entrambi i sessi.

Il blocco riguarda i lavoratori addetti a mansioni gravose che vanno in pensione di vecchiaia o anticipata, che quindi nel 2019 continueranno a maturare il diritto alla pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi, a quella anticipata 42 anni e dieci mesi (uomini) o a 41 anni e dieci mesi (donne). Altrimenti ci rimetteranno ancora una volta coloro che hanno lunghi periodi di disoccupazione indennizzata e integrazioni salariali alle spalle.