Università: nasce la laurea magistrale in Studi Storici

14 Giugno, 2018, 21:12 | Autore: Nazario Acquaviva
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I laureati nel 2017 coinvolti sono 1.839, 1.243 di primo livello, 324 magistrali biennali e 263 a ciclo unico; i restanti sono laureati dei corsi pre-riforma. Per quanto rigurada i laureati di primo livello e i laureati magistrali biennali, la quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 4,8%, (superiore alla media nazionale, pari al 3,5%): il 5,7% tra i triennali e il 4,3% tra i magistrali biennali. Il 21,6% dei laureati proviene da fuori regione; in particolare è il 21,5% tra i triennali e il 21,0% tra i magistrali biennali.

È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico e linguistico) il 53,1% dei laureati: è il 47,7% per il primo livello e il 53,9% per i magistrali biennali.

Paolo Comanducci, Magnifico Rettore dell'Università di Genova, ha spiegato: "Il Corso di Laurea magistrale in "Valorizzazione dei territori e turismi sostenibili" prosegue il percorso già tracciato gli scorsi anni con il Corso triennale in Scienze del Turismo presso il Polo di Imperia e il recente Master universitario in Management turistico e valorizzazione territoriale, cofinanziato dalla Regione Liguria". L'89,2% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l'84,6% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall'Ateneo, il 78,3% dei laureati considera le aule adeguate. Più in generale, l'85,9% dei laureati si dichiara soddisfatto dell'esperienza universitaria nel suo complesso.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Il 61,4% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 6,8% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

L'Indagine ha coinvolto 3.930 laureati triennali del 2016 contattati dopo un anno dal titolo (nel 2017). Dopo un anno il 56,7% risulta ancora iscritto. Per un'analisi più puntuale, pertanto, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali dei laureati di primo livello che, dopo la conquista del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro. Il 23,2% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato, mentre il 32,0% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato). Il 19,3% svolge un'attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). C'è più retribuzione, ma i ragazzi guadagnano lo stesso rispetto a cinque anni fa, quindi le retribuzioni sono ferme al palo. Più nel dettaglio, il 39,5% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all'università.

A distanza di un anno dall'aver ottenuto la laurea, il tasso di occupazione tra i laureati magistrali biennali è al 76,2% mentre sale fino al 91% dopo cinque anni. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari all'11,9%.

Il 24,8% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato mentre il 40,0% su un lavoro non standard (in particolare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato).

Il lavoro part-time coinvolge il 37,9% degli occupati.

Il 63,2% dei laureati triennali ha deciso di immettersi sul mercato del lavoro: a un anno dalla laurea il tasso di occupazione è dell'80,9%, molto più alto di quello nazionale che è del 71,1% e il guadagno medio è 1.276 euro contro 1.107 euro mensili netti. Si tratta di un'ottima notizia, soprattutto considerando che - stando ad altri approfondimenti realizzati da AlmaLaurea - un'esperienza di studio con un programma europeo come l'Erasmus, a parità di condizioni, aumenta del 14 per cento le chance di trovare un lavoro ad un anno dalla laurea. Il tasso di disoccupazione è pari al 4,5%.