Regno Unito, la Brexit "spacca" il governo May

10 Luglio, 2018, 13:28 | Autore: Menodora Allio
  • Il ministro inglese per la Brexit David Davis

L'uscita di scena del ministro per la Brexit rischia di essere in effetti l'inizio di un effetto domino (il primo a seguire potrebbe essere il titolare degli Esteri, Boris Johnson) in grado di mandare in pezzi l'esecutivo, la maggioranza e la compattezza del Partito Conservatore.

Le sue dimissioni seguono quelle del ministro per la Brexit, David Davis, e del suo numero 2, Steve Baker.

Uomo simbolo della Brexit, l'ex sindaco di Londra con le sue dimissioni ha lanciato un forte messaggio al 52% degli elettori inglesi che a giugno del 2016 hanno votato a favore dell'uscita di Londra dall'Ue: il vostro volere è stato tradito.

La Brexit terremota il governo May. Dopo David Davis, questo lunedì anche il ministro degli esteri Boris Johnson ha annunciato le proprie dimissioni.


Stamani la notizia delle dimissioni del ministro per la Brexit David Davis non avevano impattato sulla sterlina che si è apprezzata nei confronti del dollaro salendo a 1,3363, ai massimi da due settimane e sopra gli 1,328 precedenti all'annuncio e nei confronti dell'euro si è mantenuta stabile, sopra quota 0,88.

Nel classico stile sobrio dell'ormai ex ministro britannico. Il compromesso prevede nuove intese doganali con l'Ue e un'apertura all'ipotesi di un'area di libero scambio con regole comuni almeno per i beni industriali e per l'agricoltura. "I politici vanno e vengono, ma i problemi che hanno creato per le persone restano - ha detto invece il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk - Il caos causato dalla Brexit è il problema più grande nella storia delle relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, ed è ancora molto lontano dall'essere risolto, con o senza il signor Davis".

Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto, ora rotta da Davis. Né manca chi, dalla trincea dei "remainer" più irriducibili, rilancia alla fine di tutto il processo anche lo scenario di un referendum bis sulla Brexit.